Australia: dove tutto può cambiare. Se lo vuoi.

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Il sogno australiano.

Io non l’ho mai avuto. E continuo a non averlo.

Vi dico perché.

Avete presente il mito dell’italiano in Australia? Quello col famoso Work & Holiday Visa? Quello che ci dipinge come popolo di pizzaioli e camerieri?

Io sono una di loro. Ho ottenuto un visto, ho chiuso le mie cose in una valigia, e mi sono trasferita qui. Per un anno, non a vita.

Se c’è qualcosa di bello in Australia, è che indipendentemente da quello che vi aspettiate dal futuro, qui troverete una strada per raggiungerlo.

L’Australia è la terra delle opportunità, c’è davvero spazio per tutti, ma soprattutto la vostra vita prenderà un’altra piega. Riscoprirete un lato coraggioso che non pensavate di avere. Perché qui il coraggio di buttarsi è fondamentale.

Sono arrivata in Australia con una situazione studiata per essere piuttosto comoda e sicura, ma dopo un mese mi sono vista annoiata, e mi sono rimproverata. Non puoi mollare tutto per un anno, trasferirti dall’altra parte del mondo, e annoiarti. Questo non è un anno per la noia, è un anno per le scelte coraggiose, per fare il passo più lungo della gamba, per il salto nel vuoto, per le esperienze impensabili, per uscire dalla comfort zone.

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La mia comfort zone, essere un’au pair

 

Non posso dire ancora quali sono i miei piani per il futuro, perché non ho dei veri piani. Ma è proprio questo di cui parlavo. Non avere piani per me è la strada più avventurosa che potessi decidere di intraprendere.

 

E ora fatemi parlare un po’ degli australiani, e dell’Australia.

Gli australiani sono pochi, non intendo gli aborigeni, intendo la popolazione australiana come mix culturale, quella composta da espatriati di diverse generazioni e regioni del mondo.

Sono un popolo rilassato, felice, genuino; amano le passeggiate nel bosco, la birra, il campeggio. Lavorano sodo, vengono pagati equamente per quel che lavorano.

E grazie che sono felici. Una delle maggiori fonti di felicità trovo che sia il vedere riconosciuto il proprio lavoro, e l’essere retribuiti in modo soddisfacente. E non sto parlando di soldi=felicità, ma della possibilità di fissare degli obiettivi di crescita e, pensate che cosa assurda, anche di poterli raggiungere.

L’Australia è un territorio ENORME, da sola è più grande di tutta l’Europa. Le città sono centri isolati di caos e consumismo, il resto è natura incontaminata.

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L’unica parte popolata è la costa. Il resto è Outback, deserto.

L’Australia è il paese del lavoro. Cerchi lavoro, molto probabilmente trovi lavoro. Chiaramente la conoscenza dell’inglese è un quid da cui dipenderà il livello del lavoro. Se riuscite a dire solamente Ai em Italian end ai dont spik inglish, probabilmente finirete a fare i lavapiatti.

Ma alla fine che c’è di male? Un giorno o l’altro potrete decidere di appendere i guanti e lasciare tutto di nuovo, in cerca di una migliore opportunità.

Un europeo dei nostri giorni arrivando qui trova il paradiso. Qui si può lavorare, ragazzi, nella maggior parte dei casi si può addirittura scegliere quale offerta di lavoro accettare!

Tantissimi vogliono rimanere qui, fare una carriera, guadagnare tanto, assicurarsi una vita di duro lavoro ma anche un futuro sicuro.

Io non voglio rimanere.

Ho parlato solo di aspetti positivi fin’ora, ma se andate a riassumerli, tutti riguardano l’aspetto del lavoro e della carriera.

L’Australia per me è un’avventura, e il lavoro solo un mezzo per raggiungere lo scopo, cioè il viaggio.

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La mia idea di viaggio in Australia è decisamente wild

Chi decide di rimanere qui deve fare un enorme compromesso. Deve rinunciare alle radici, al pranzo della domenica, alla gita fuori porta in cambio del giro nel centro commerciale, al cibo semplice di casa nostra, alle città d’arte, alla facilità degli spostamenti tra una città e l’altra, al Natale in inverno.

Nessun italiano rinnegherà mai la propria terra, quasi nessuno. Ma per vivere qui ci vuole un gran coraggio. Perché qui è tutto diverso.

Cosa mi manca di casa mia? TUTTO

E non intendo la mancanza della famiglia, perché quella la sentono tutti, dopo mesi, ma anche dopo anni.

Io parlo delle abitudini da italiana. Perché sono un po’ provinciale, e anche piuttosto banale, ma il concetto di pasto come momento di riunione è troppo radicato in me per poterne fare a meno.

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E questa è la mia idea di Natale in famiglia. Ridatemi il caminetto! (e le sedie spaiate)

Qui mangiare è una questione di sopravvivenza. E a me invece piace sedermi attorno a un tavolo per condividere il cibo. Mi piace farlo con la famiglia, o con gli amici, ma mi piace che sia un momento di socializzazione, un momento in cui si stacca la spina da ogni altra cosa.

E mi manca anche la pasta fatta in casa della nonna, il profumo di torta di mele che invade la casa, l’aperitivo in centro, Roma a due passi, il sabato sera in pizzeria e il nonno orgoglioso della produzione di vino di quest’anno.

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Qualcuno ha parlato di macchinetta per stendere la pasta?

Mi manca la semplicità di una vita costruita intorno al nucleo familiare, cosa prettamente italiana in realtà, ma comunque distante anni luce da qui.

Probabilmente sono solo troppo europea per rinunciare a tutto questo.

Sono contenta di essere qui, e di ogni esperienza che verrà.

Ma sono una viaggiatrice che ama le partenze, e anche i ritorni. Per questo alla fine di ogni mio viaggio ci sarà sempre un ritorno a casa.

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I panni stesi, il tramonto, la mia Bea. Casa.

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4 pensieri su “Australia: dove tutto può cambiare. Se lo vuoi.

  1. alessandro moroni ha detto:

    Stai bene così, vivi la tua esperienza, non al massimo, come ti viene naturale…
    Così sarai pronta per raccontarla al meglio il giorno che tornerai.
    Buon Natale!

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  2. Lemurinviaggio ha detto:

    Il nome del blog rispecchia appropriatamente ciò che hai espresso, in questo bellissimo e genuino articolo.
    L’idea che mi son fatto è che a te piace viaggiare, muoverti, cambiare e non “ritrapiantarti” altrove; perchè quello, pur riservando inizialmente gli aspetti della novità, dopo una certa fase inizia a perdere un po’ dell’aspetto esplorativo, trasformandosi in una sorta di vita di sempre, però a latitudini diverse.
    Inoltre hai quella cosa che tanti Italiani hanno dentro, così come certi Sudamericani, e tanta altra gente in giro per il mondo, che oltre ad amare i posti che visita, non dimentica di amare quello di provenienza!
    In ciò, l’istinto è infallibile: se in un luogo non ci si trova più bene come prima, o se si sente l’esigenza di tornare a riassaporare il proprio luogo natio, o semplicemente qualcos’altro di nuovo, allora è giunto il momento di ricominciare a muoversi, perchè è ciò che si sente.

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    • ludovagare ha detto:

      Ti ringrazio per questo bellissimo commento. Hai colto a pieno il mio sentimento.
      In effetti l’hai colto talmente bene che rispecchia il significato del mio primo tatuaggio, fatto dopo un viaggio in Brasile. È la parola Saudade, e mi rappresenta completamente.

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