Il Giardino dei Tarocchi: tra sogno e magia

FullSizeRender.jpgOggi vi porto in un luogo magico, il fantasioso frutto della mente dell’artista francese Niki de Saint Phalle.

Un po’ nascosto, e decisamente troppo poco conosciuto, questo giardino situato a 8 km da Capalbio, nel sud della Toscana, è la sede di luminose e sfaccettate sculture ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi.

L’artista, sulla scia di Parc Güell e poi de Giardini di Bomarzo, nel 1979 si è messa all’opera per la creazione di 22 sculture di cemento ed acciaio, ricoperte di specchi, vetri colorati e ceramiche, con il solo obiettivo di dare adito alla propria creatività senza porsi alcun limite di spazio e tempo.

Entrando si percorre un vialetto sterrato, che per la sua traiettoria curva permette solamente nell’ultimo tratto di scorgere parte delle sculture, lasciando il visitatore con il fiato sospeso in attesa della meraviglia, che non tarda molto ad arrivare.

IMG_1386.JPGIl primo sguardo è quello sulla piazza centrale, una fontana zampillante al cui centro sorge la Ruota della Fortuna, contornata dalle sculture della Papessa e del Mago. Da questo punto di vista privilegiato si riesce ad avere uno sguardo di insieme su tutte le strutture del parco. I tanti colori, le forme sinuose, le luci, creano un ambiente in movimento, confuso, giocoso.

Seguendo il labirintico percorso ci si avvicina alle singole sculture, si può entrare, si salgono scale, ci si perde e si vede la propria immagine riflessa in mille piccoli specchi. La sensazione di smarrimento e incanto prosegue lungo tutto il giardino. Si passa sotto alberi verdi e ombrosi, si raggiungono portici ondulati sorretti da colonne dalle forme irregolari e distorte.

IMG_1405.JPGAnche i viali di cemento sono parte del tragitto mentale che si compie all’interno del parco. L’artista vi ha inciso pensieri, numeri, disegni, citazioni. Il visitatore ormai rapito da questo turbinio di spunti è costretto a rallentare la sua routine, nel vano tentativo di cogliere ogni sfaccettatura, che provenga da terra o dalle sculture stesse.

L’Albero della Vita, l’Imperatore, l’Imperatrice-Sfinge, la Temperanza, la Morte, il Diavolo, il Matto, il Mondo, la Forza. Sono solo alcune delle sculture. Il nome incuriosisce, si capisce di essere entrati in un mondo diverso, poco terreno, molto spirituale.

 

IMG_1393.jpgSi cammina in tondo, per poi tornare alla piazza centrale, la cui vista ora dona una sensazione diversa. Abbiamo avuto un contatto più stretto con ognuna delle sculture che all’inizio venivano solo anticipate da questo punto, ci sembrano un po’ più nostre, meno confuse.

Si esce dal parco ancora sospesi a mezz’aria, con la testa ancora frastornata dai riflessi degli specchi, con la mente ancora rapita dal significato profondo che non abbiamo afferrato completamente.

Ma questa è la magia. Non sarebbe tale se ne capissimo tutti i trucchi.

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4 pensieri su “Il Giardino dei Tarocchi: tra sogno e magia

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